• Giovanni Rivaroli

Giornata dell'Archeologia 04 dicembre 2014

La congiuntura economica sfavorevole che ha particolarmente colpito i settori tradizionalmente trainanti, ha avuto nel nostro paese, come inatteso risvolto, un rinnovato interesse per i Beni Culturali, spesso definiti, non senza una certa retorica, come “il nostro petrolio”.

Al di là di facili slogan, CNA - Confederazione Nazionale dell’artigianato e della Piccola e Media Impresa, già da anni sta dedicando una particolare attenzione alle aziende operanti in questo settore, nella convinzione che l’Italia debba e possa ripartire anche grazie al nostro patrimonio storico-artistico e alla nostra cultura. L’archeologia in particolare è stata, negli ultimi anni, al centro del dibattito che si è acceso intorno ai temi legati alla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, anche inteso come risorsa economica.

L’archeologia professionale è inoltre oggetto di numerosi cambiamenti legislativi e procedurali e risente dei mutamenti in atto nel mondo del lavoro e dovrà per forza di cose, confrontarsi con l’intero quadro sociale ed economico italiano in via di definizione.

Anche per fare fronte a queste sfide, e per fornire una risposta alle criticità delle imprese che operano in archeologia, CNA ha istituito il Coordinamento Nazionale Archeologi.

CNA ha visto e compreso il rischio concreto di perdere una preziosa parte di conoscenze ed esperienze maturate in oltre trent’anni di attività archeologica di impresa, che ha determinato lo sviluppo di un sistema -oggi in pericolo- che vede ditte e professionisti ogni giorno impegnati nel coniugare il recupero del dato scientifico e la giusta e necessaria attività di sviluppo infrastrutturale del Paese.

Spesso non si sottolinea adeguatamente come il nostro patrimonio tragga nuova linfa dalla attività di sorveglianza archeologica e dai conseguenti scavi stratigrafici, condotti da imprese e professionisti validi e preparati, che operano sotto la direzione scientifica delle competenti Soprintendenze archeologiche. La perdita di queste competenze, che dovrebbero a buon diritto essere considerate come un vanto del “made in Italy”, riporterebbe di fatto l’archeologia italiana su posizioni di arretratezza culturale, riducendola alla mera conservazione di quanto già noto e acquisito.

Porre la struttura architettonica o l’oggetto connotato da valori artistici ed estetici come fulcro della ricerca e della valorizzazione significherebbe rinunciare ad acquisire e conoscere un complesso di dati scientifici, da quelli antropologici a quelli sociologici, che non possono certo considerarsi “minori”. Qualsiasi progetto serio di conservazione e valorizzazione deve avere alla propria base la conoscenza scientifica dei contesti e dei territori, conoscenza che solo lo scavo stratigrafico e lo studio della cultura materiale possono garantire.

La volontà del Coordinamento Archeologi e per estensione di CNA stessa, è quella di rappresentare un mondo imprenditoriale che mai come in questo momento si trova ad affrontare sfide, che non devono essere considerate come ostacoli, ma che potranno rappresentare l’opportunità di realizzare una visione più giusta e dignitosa per coloro lavorano nel mondo dell’archeologia

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